Bologna – The kids Are Alright

Virginia e Aldo
Virginia, classe 1998, è originaria di Cuneo e vive a Bologna da due anni; è al terzo anno di Scienze Politiche Sociali e Internazionali. Vorrebbe continuare con gli studi di Sociologia per poi lavorare nel mondo del giornalismo. Aldo, classe 1999, è originario di Siena, anche lui vive a Bologna da due anni; coinquilino di Virginia, sono anche compagni di corso in Strada Maggiore.


Cristina
Nata nel 1996, viene da Bassano del Grappa, in provincia di Vicenza. A Bologna dal 2015, attualmente frequenta la magistrale in Economia e Politica Economica. Vorrebbe continuare i suoi studi ottenendo una borsa di dottorato, che le permetta poi di lavorare in un centro di ricerca sulle disuguaglianze.


Doralinda, Chiara, Monica e Marianicole
Dora, Chiara, Monica e Marianicole abitano nello stesso quartiere di Bologna da più di sei anni. Nate nel 1995, hanno cominciato gli studi insieme, per poi intraprendere diversi percorsi. Chiara e Monica si sono conosciute tra i banchi di Giurisprudenza, mentre Dora e Marianicole sono amiche d’infanzia. Monica è originaria di Custonaci, in provincia di Trapani, mentre Chiara, Marianicole e Dora vengono da Ortona, Abruzzo, e si conoscono tutte dai tempi del liceo. Dora studia Economia e Diritto dell’Impresa, Marianicole lavora a contratto determinato come manager in un’azienda, Chiara e Monica sono in procinto di laurearsi.


Luca
Luca è del 1996, originario di Fiorenzuola d’Arda, in provincia di Piacenza, abita a Bologna da cinque anni. Sta frequentando la magistrale in Sociologia e Servizio Sociale, e vorrebbe poi proseguire gli studi con un dottorato di ricerca, per riuscire a lavorare in quel mondo.


Natalia
Classe 1995, Natalia abita a Bologna da poco più di due anni: si è trasferita dall’Aquila dopo aver terminato gli studi della triennale in Psicologia. Oggi studia per specializzarsi in Progettazione e gestione dell’intervento educativo nel disagio sociale, ed è in procinto di laurearsi nei prossimi mesi. Come prospettiva futura vorrebbe lavorare sui territori con progetti che coniughino teatro sociale ed educazione.


Francois
Francois abita a Bologna da tre anni: trasferitosi anche lui dall’Aquila, studia chitarra jazz al Conservatorio di Musica Giovan Battista Martini. Nato nel 1998, vorrebbe continuare il suo percorso nel mondo della musica con gli studi magistrali.


La comunità studentesca de@ fuori sede a Bologna è molto numerosa, con studentesse e studenti che ogni anno arrivano da diverse regioni d’Italia. La città è stata spesso teatro di avanguardie artistiche, organizzazioni e rivolte politiche anche e soprattutto per questa corposa entità diasporica, confluenza di diverse appartenenze geografiche. L’emergenza sanitaria dovuta al Covid-19 ha messo in discussione tutto ciò, accelerando un processo di individualizzazione in atto da tempo. Durante la pandemia si sono ritrovati a doversi adattare in fretta ad un’università a distanza, senza la peculiare quotidianità che era solita contraddistinguere le loro giornate. L’università di Bologna è tra le università pubbliche con le tasse più alte in Italia, in una città che presenta il prezzo degli affitti tra i più alti del paese (il costo medio per un posto in doppia mensilmente è di 334€, per un posto in singola di 409€). Senza medico di base in regione, molt@ hanno incontrato diverse difficoltà nel riuscire ad essere adeguatamente seguiti e monitorati anche da un punto di vista sanitario.

A ormai più di otto mesi dall’inizio del lockdown, i primi effetti più profondi della crisi economica iniziano a farsi sentire: si registra un progressivo impoverimento delle fasce più deboli, dato che va a sommarsi ad una gravissima perdita di posti di lavoro. Nello specifico a subire il maggior contraccolpo di questa crisi produttiva e occupazionale sono proprio i tanti giovani che vivevano già condizioni di precarietà e sfruttamento. I numeri rilasciati dall’ISTAT nell’ultimo rapporto sul trimestre lavorativo, infatti, parlano chiaro: più della metà dei lavoratori che hanno perso il lavoro sono under 35 (se ne stimano circa 850.000).

Tra i 37 paesi OCSE, l’Italia si trova al 36° posto rispetto alla percentuale di laureati tra i 25 e 34 anni, con un valore del 28% a fronte di una media del 44%. Dal lato della scuola, invece, rispetto alla dispersione scolastica le cose non migliorano: il numero di studentesse e studenti che abbandona gli studi prima della conclusione del percorso scolastico ad oggi è del 15%, con dati inquietanti se si guardano le singole regioni (in Sicilia si raggiunge il 24%).

L’effetto combinato della crisi economica scaturita dall’emergenza sanitaria rischia nei prossimi anni di aggravare ulteriormente la situazione. La situazione nazionale appena descritta in merito ai livelli di istruzione del paese enumera tra le cause maggiori quella di ordine economico: molte famiglie semplicemente, non possono più permetterselo.

Se questa situazione non verrà cambiata, in Italia l’università diventerà sempre di più un luogo esclusivo, e soltanto chi potrà permetterselo economicamente sarà in grado di studiare, e di farlo magari in una città diversa dalla propria. La generazione di studentesse e studenti che vive l’università di Bologna in questo momento è quella che, per la maggior parte, non può prevedere né controllare il proprio futuro, una generazione che sarà più povera rispetto a quella dei propri genitori, che ha vissuto ben due crisi economiche tra le più micidiali della storia nell’arco di 13 anni.

L’Italia è il paese in Europa che investe meno nell’università, il cui sistema è in forte crisi soprattutto nel Mezzogiorno, mentre aumenta il divario tra le regioni italiane: “l’autonomia regionale differenziata, su cui Veneto, Emilia-Romagna e Lombardia stanno pressando molto e che riguarda la gestione di alcune importanti materie come l’istruzione e la ricerca scientifica, le infrastrutture e la tutela dell’ambiente, le politiche del lavoro e la sanità, rappresenta una grande questione giuridica e politica che può portare ad una vera e propria “secessione dei ricchi”, spezzettando l’istruzione, creando cittadini con diritti di cittadinanza di serie A e di serie B a seconda della regione in cui vivono”, spiega il professor Viesti (Laterza, 2019). Questioni che dovrebbero essere discusse all’interno delle università, con il coinvolgimento delle comunità e del territorio: “sono temi che non riguardano soltanto gli specialisti, in un Paese democratico si devono affrontare anche queste emergenze”.
Nel suo libro “Verso la secessione dei ricchi? Autonomie regionali e unità nazionale” (Laterza, 2019) Gianfranco Viesti, professore di Economia applicata all’Università di Bari, spiega come “Il declino del sistema universitario del Mezzogiorno sembra inarrestabile”: lo confermano i tagli progressivi del Fondo di finanziamento ordinario e il calo degli iscritti in molti atenei del centro sud. “È ovvio che pesano tanti fattori: siamo il Paese in Europa che investe meno nell’università, la continua migrazione dal Sud verso il Nord, ma anche i meccanismi di riparto del Fondo finanziamento ordinario aumentano il divario tra le regioni italiane”, ha spiegato circa un anno fa, nel corso di un incontro tenutosi all’Università di Catania dal titolo “Rischi e opportunità dell’autonomia differenziata – Riflessioni e proposte per l’università, l’economia e la società siciliana”. E sulle “migrazioni” dal Sud al Nord, il prof. Viesti ha precisato che “il fenomeno migratorio degli studenti del Sud al Nord è quantificabile in 3 miliardi annui tra tasse universitarie, vitto e alloggio che arricchiscono ulteriormente quei territori, e al tempo stesso provoca un ulteriore depauperamento del Sud in termini di sviluppo, crescita e ricchezza e anche un aumento di quella biforcazione socio-economica tra le diverse regioni”.

The Kids Are Alright – Bologna è il secondo capitolo del progetto fotografico dedicato al diritto allo studio. Composto dai ritratti di studenti e studentesse raccontati nella loro quotidianità durante l’emergenza sanitaria, tenta di contribuire a riportare anche l’università e chi la vive all’interno del dibattito pubblico di un paese sempre più lontano da un sistema di istruzione superiore libera e gratuita.


Per guardare il primo capitolo:

L’AQUILA